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DONNE E MALATTIA CORONARICA

 

 

Le malattie coronariche colpiscono in modo differente la popolazione maschile e femminile. L’infarto miocardico è meno, per esempio, frequente tra le donne che tra gli uomini nelle fasi centrali della vita, mentre sono invece le donne a soccombere più spesso a un evento infartuale acuto, nei giorni o negli anni immediatamente successivi, o a sviluppare, come conseguenza, un quadro di scompenso cardiaco (1). Non esiste consenso tra gli esperti sul motivo di queste differenze, che possono avere spiegazioni di varia natura: i vasi coronarici nella donna sono più sottili, e quindi più vulnerabili all’ostruzione; i fattori di rischio della malattia sembrano inoltre almeno in parte diversi tra i due sessi (quelli di natura psicologica sarebbero più rilevanti nella popolazione femminile); anche l’evento acuto che causa l’infarto sembra differente: nell’uomo prevale la rottura di una placca coronarica, tra le donne, invece, l’erosione del cappuccio della placca stessa (1). 
Ma le differenze di prognosi potrebbero essere in parte dovute anche a un diverso atteggiamento del medico quando è una donna a presentare un quadro sospetto per un evento coronarico. Uno studio condotto in Florida suggerisce per esempio che la mortalità femminile dopo infarto sia inferiore di circa il 10% se il medico che la prende in cura è una donna, che ha probabilmente una maggiore empatia con la paziente; importante sembra essere soprattutto il sesso del medico del pronto soccorso che presta le prime cure (2). 
Alcuni studi recenti suggeriscono comunque che, anche nella fase post-infartuale, il trattamento delle donne sia differente (e meno adeguato) rispetto a quello dei soggetti di sesso maschile. Secondo uno studio statunitense da poco pubblicato su JACC, per esempio, relativo al 2014-2015, la probabilità di una donna di essere trattata con una statina ad alto dosaggio dopo l’evento infartuale (come suggeriscono, non dimentichiamolo, tutte le linee guida) è significativamente inferiore rispetto a quella di un soggetto di sesso maschile, con una probabilità del 10% circa inferiore) (3). La differenza, rispetto ai coetanei maschi, è particolarmente ampia per le donne molto giovani o molto anziane. Anche la prescrizione di altri farmaci importanti nella prevenzione delle recidive coronariche, come i beta-bloccanti o gli antiaggreganti piastrinici, o ancora l’invio a una terapia riabilitativa post-infartuale, era sensibilmente meno frequente nella popolazione femminile rispetto a quella maschile. 
Il motivo preciso di questo diverso atteggiamento del mondo medico riguardo alle malattie coronariche delle donne e degli uomini, di nuovo, non è chiaro; va peraltro rilevato che anche la presentazione clinica della malattia nei due sessi non è perfettamente sovrapponibile, ed è spesso più ingannevole nella donna. L’assenza di un tipico dolore retrosternale è per esempio maggiore nella donna che nell’uomo (4); tra le donne senza un dolore tipico i sintomi prevalenti del’infarto sono debolezza, respiro affannoso, sudorazione fredda, nausea: condizioni che possono essere agevolmente attribuite ad altre condizioni patologiche, anche di scarso rilievo clinico. 
È importante quindi che i medici familiarizzino sempre più (la sensibilità a questi temi è in crescita) con il diverso quadro di presentazione dei sintomi dell’infarto nella donna, ma anche che dopo l’evento le donne ricevano un trattamento di prevenzione secondaria tempestivo ed efficace, che preveda, dove necessario, l’impiego dei farmaci a maggiore attività esattamente come nel sesso maschile. 
La complessità del quadro clinico deve poi indurre tutti noi ad affrontare con convinzione e costanza la prevenzione di queste malattie mediante il controllo dei fattori di rischio nella popolazione femminile, e ad affrontare in modo adeguato la variabilità della presentazione clinica della malattia acuta tra le donne: il chè vuol dire che, nel dubbio, è meglio sentire un medico piuttosto che rifugiarsi nel rassicurante (ma talora pericoloso) “ho fatto un po’ di indigestione, adesso passa”. 

Bibliografia
1 - Cobble M. Coronary heart disease in women. J Fam Pract 2014; 63(2 Suppl):S9-14. 
2 - Greenwood BN, Carnahan S, Huang L. Patient-physician gender concordance and increased mortality among female heart attack patients. Proc Natl Acad Sci U S A. 2018 Aug 6. pii: 201800097. doi: 10.1073/pnas.1800097115. 
3 - Peters SAE, Colantonio LD, Zhao H, et al. Sex Differences in High-Intensity Statin Use Following Myocardial Infarction in the United States. J Am Coll Cardiol 2018; 71: 1729-1737. 
4 - Khan NA, Daskalopoulou SS, Karp I et al. Sex differences in acute coronary syndrome symptom presentation in young patients. JAMA Intern Med 2013; 173:1863-71.

Data ultimo aggiornamento: 30 settembre 2018