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Microbiota intestinale e colesterolo

Microbiota intestinale e colesterolo
 

 

Del microbiota (la numerosissima e variegata popolazione batterica che vive nel nostro organismo, localizzata specie nell’intestino) e dei suoi importanti effetti sul benessere e sulla salute si parla sempre più spesso. I dati più recenti suggeriscono che questi batteri non influenzino solo il benessere intestinale (cosa che si sapeva da tempo), ma anche, attraverso meccanismi molto diversi, il rischio di eventi cardiovascolari, come l’infarto.

Uno dei meccanismi meglio conosciuti è la cosiddetta via della TMAO. Alcuni batteri intestinali staccano dalla carnitina, dalla lecitina, dalla creatina e da altri composti di simile struttura, presenti per esempio nelle uova e nelle carni che consumiamo, una piccola molecola, la trimetilammina (TMA). È l’inizio di una serie di eventi potenzialmente pericolosi: il fegato converte infatti la TMA nella forma ossidata, la TMAO, che facilita la formazione delle placche aterosclerotiche e aumenta il rischio di infarto (1). Interessante è il fatto che se nel microbiota non sono presenti i batteri che staccano la TMA l’intera via si blocca, questo fa pensare che gli effetti di carne e uova siano molto diversi nelle persone con il microbiota “pericoloso” nell’intestino e in quelle, invece, con un microbiota “innocuo”.

Altre specie batteriche svolgono, al contrario, effetti favorevoli. Alcune limitano l’assorbimento del colesterolo dall’intestino, riducendo l’espressione della proteina che trasporta il colesterolo stesso all’interno delle cellule della parete intestinale (2); altre dissolvono invece la struttura dei sali biliari riversati nell’intestino attraverso la bile (tecnicamente si dice che li “deconiugano”) e attraverso questo meccanismo ne facilitano l’eliminazione con le feci, “costringendo” il fegato a rimpiazzarli utilizzando il colesterolo che circola nel sangue, e abbassandone così la concentrazione (3). Altri ancora assorbono il colesterolo, sia alimentare e sia biliare, sulla loro superficie cellulare, facilitandone così l’eliminazione dell’organismo quando vengono poi espulsi con le feci. Ceppi batterici (li definiamo spesso “probiotici”) con effetti specifici di natura ipocolesterolemizzante sono già disponibili in capsule e in alimenti arricchiti; la loro azione sul colesterolo è in genere ridotta (quasi sempre inferiore al 10%), ma, se mantenuta nel tempo, può essere importante sul piano preventivo.

In alternativa, possiamo arricchire il nostro intestino di batteri con effetti metabolici favorevoli consumando più fibra alimentare. Costituita da carboidrati complessi, simili agli amidi che troviamo nel pane nella pasta, ma che il nostro intestino non è in grado di digerire, la fibra arriva quindi intatta nel tenue e nel colon, dove alimenta alcuni ceppi batterici, facilitandone selettivamente la crescita rispetto agli altri (il cosiddetto effetto “prebiotico”).

Anche i batteri intestinali possono essere quindi degli utili alleati nella battaglia contro il colesterolo e il rischio cardiovascolare: integriamoli (con probiotici) o alimentiamoli bene (con fibra prebiotica) e i vantaggi non mancheranno.


Fonti:
1 - 
Schiattarella GG, Sannino A, Toscano E, Giugliano G, Gargiulo G, Franzone A, Trimarco B, Esposito G, Perrino C. Gut microbe-generated metabolite trimethylamine-N-oxide as cardiovascular risk biomarker: a systematic review and dose-response meta-analysis. Eur Heart J 2017; 38: 2948-56.
2 - Huang Y, Zheng Y. The probiotic Lactobacillus acidophilus reduces cholesterol absorption through the down-regulation of Niemann-Pick C1-like 1 in Caco-2 cells. Br J Nutr 2010; 103: 473-8.
3 - Jones ML, Martoni CJ, Prakash S. Cholesterol lowering and inhibition of sterol absorption by Lactobacillus reuteri NCIMB 30242: a randomized controlled trial. Eur J Clin Nutr 2012; 66: 1234-41.

Data ultimo aggiornamento:18 giugno 2018