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MONNA LISA AVEVA IL COLESTEROLO ALTO?

 

 

Sorridente ed enigmatica, ma meno sana di quanto possa apparire. A guardar bene, due segni mettono in luce la salute imperfetta della Gioconda: uno xantelasma (accumulo di grasso) nell’incavo dell’occhio sinistro e, sulla mano destra in primo piano, uno xantoma tendineo, cioè un accumulo di tessuto adiposo sul tendine che, associato allo xantelasma, rivelerebbe un aspetto poco considerato: la possibilità che Monna Lisa soffrisse di ipercolesterolemia (livelli eccessivi di colesterolo nel sangue) su base familiare (FH, Familial Hypercholesterolemia), forma a base genetica, che determina alti livelli di colesterolo nel sangue già nei più giovani di uno stesso gruppo familiare.

Scoprire lo stato di salute dei personaggi ritratti su tela o scolpiti nel marmo è l’insolito compito degli iconodiagnosti, storici della medicina e conoscitori d’arte che guardano ai capolavori da un punto di vista del tutto diverso: quello della salute dei soggetti immortalati. L’iconodiagnostica non deve essere sottovalutata. Lungi dall’essere soltanto fonte di dati curiosi (come l’ipotizzata dislipidemia della Gioconda), è una disciplina che affianca l’epidemiologia (cioè lo studio della diffusione e della frequenza delle malattie nelle popolazioni in rapporto alle condizioni sociali, sanitarie e ambientali) nella ricerca delle condizioni morbose più diffuse in un determinato periodo storico e di come potessero essere vissute da chi ne soffriva e da chi ne era testimone.

Monna Lisa, infatti, non è il solo capolavoro a presentare segni di malattia: altre opere mettono in evidenza deformità articolari, malattie della tiroide con la presenza di gozzo, conseguenze di traumi da battaglie o di malattie invalidanti. Tornando alla Gioconda, l’inconodiagnostica dimostrerebbe che non soltanto l’eccesso di colesterolo nel sangue, ma anche la forma familiare di ipercolesterolemia fosse diffusa a cavallo tra 1400 e 1500, facendoci capire come si sia di fronte a una condizione che si è perpetuata nei secoli.

ALLORA COME OGGI, GLI INCONSAPEVOLI SONO TROPPI

Eppure, a dispetto delle ormai innumerevoli dimostrazioni della correlazione tra lipidi in eccesso nel sangue e salute di cuore e vasi, c’è un dato che avvicina Monna Lisa all’oggi: la mancata consapevolezza di gran parte della popolazione generale nei confronti della necessità di conoscere i propri livelli di colesterolo circolanti. Se guardiamo alla popolazione nel suo complesso l’ipercolesterolemia (cioè la presenza di livelli di colesterolo oltre i 240 mg/dl), è aumentata negli ultimi 10 anni in entrambi i sessi: interessa il 38% degli italiani contro il 24% del 1998-2002, secondo i dati forniti dall'Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare ISS-ANMCO (Istituto Superiore di Sanità-Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri)/Health Examination Survey.

La SISA (Società italiana per lo Studio dell’Aterosclerosi) ricorda che, di queste persone, soltanto la metà è davvero consapevole di essere portatrice di un fattore di rischio così facile da riconoscere (con un semplice esame del sangue). Se focalizziamo poi l’attenzione sulla forma familiare di ipercolesterolemia eterozigote (HeFH), le stime correnti della sua diffusione (1 caso ogni 500 soggetti) devono essere riviste al rialzo: secondo gli studi più recenti, infatti, soffrirebbe di HeFH una persona ogni 200-250. Riconoscere precocemente le famiglie in cui è presente HeFH è ancor più decisivo, perché il rischio cardiovascolare di chi ne soffre aumenta in modo esponenziale già entro i 20 anni e la diagnosi precoce è salvavita. 

Fonte: Le malattie nell'arte antica di M. Drazen Grmek, D. Gourevitch. Giunti, 2000
Fonte: http://www.trovanorme.salute.gov.it/
Fonte: Catapano A et al. 2016 ESC/EAS Guidelines for the Management of Dyslipidaemias Eur Heart J. 2016 Oct 14; 37 (39): 2999-3058.

Data ultimo aggiornamento: 01 giugno 2017