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Sindrome metabolica

Sindrome metabolica
 

 

È sempre più frequente, nella popolazione italiana, il riscontro di una particolare combinazione di fattori di rischio cardiovascolare, caratterizzata da alterazioni di ampiezza anche modesta, ma presenti contemporaneamente, dei livelli del colesterolo HDL, dei trigliceridi, dei valori della pressione arteriosa e della glicemia. Si tratta della cosiddetta “Sindrome Metabolica”, che si osserva in circa il 20% degli adulti nel nostro Paese, e che spesso comprende anche un aumento della circonferenza addominale (la “pancia”), e quindi del cosiddetto “grasso viscerale”. La sindrome viene diagnosticata in presenza di almeno tre delle alterazioni ricordate; i livelli decisionali di riferimento, diversi per l’uomo e per la donna, sono presentati nella tabella seguente (1).

Nell'uomo Nella donna
Circonferenza addominale >102 cm > 88 cm
Pressione arteriosa (max/min) ≥ 130/85 mmHg ≥ 130/85 mmHg
Colesterolemia HDL < 40 mg/dL < 50 mg/dL
Trigliceridemia ≥150 mg/dL ≥150 mg/dL
Glicemia ≥110 mg/dL ≥ 110 mg/dL

Lasciata a sè, la sindrome metabolica tende a trasformarsi nel diabete di tipo 2, ma soprattutto aumenta in maniera significativa (da due a quattro volte: questa è la cattiva notizia) il rischio di chi ne è affetto di essere colpito, nel tempo, da un infarto miocardico o da un altro evento cardiovascolare come l’ictus (2). Il principale fattore causale di queste complicazioni è probabilmente rappresentato dalla micro-infiammazione sistemica causata soprattutto dal grasso addominale, che rilascia molecole infiammatorie, ma sostenuta anche dalla frequente e contemporanea presenza di steatosi epatica (“fegato grasso”), pure tipica di questi pazienti. Il più noto indicatore di infiammazione, la Proteina C reattiva (PCR), è quasi sempre aumentata in questi pazienti (3).

La sindrome risponde in genere favorevolmente (e questa è invece la buona notizia) alla semplice correzione dello stile di vita. L’aumento dell’attività fisica è importante (la “pancia” inizia rapidamente a scendere), a tavola si tratta probabilmente di fare più attenzione agli zuccheri semplici (fruttosio incluso) e all’alcol piuttosto che ai grassi. Il tutto (è quasi scontato dirlo) nell’ambito di una dieta ipocalorica: è infatti necessario facilitare la perdita di peso.

Se gli interventi sull’alimentazione e lo stile di vita non normalizzano il quadro, il medico potrà considerare un intervento di tipo farmacologico: spesso una statina, anche se il livello del colesterolo LDL in questi pazienti non è di solito particolarmente elevato. Ma giova ripetere che un’alimentazione equilibrata, specie se combinata con un altro farmaco portentoso (le scarpette da ginnastica) è spesso risolutiva.


Fonti:
1 - 
National Cholesterol Education Program. High Blood Cholesterol ATP III Guidelines At-A-Glance Quick Desk Reference Disponibile al link: https://www.nhlbi.nih.gov/files/docs/guidelines/atglance.pdf Ultimo accesso 11 giugno 2018
2 - Lakka HM, Laaksonen DE, Lakka TA, Niskanen LK, Kumpusalo E, Tuomilehto J, Salonen JT. The metabolic syndrome and total and cardiovascular disease mortality in middle-aged men. JAMA 2002;288:2709-16.
3 - traditional cardiovascular risk factors in the Italian population. Eur J Intern Med 2013;24:161-6.

Data ultimo aggiornamento:18 giugno 2018