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STRESS DA LAVORO E MALATTIE CARDIOVASCOLARI: ESISTE UNA CORRELAZIONE?

 

 

È pericoloso un alto livello di stress da lavoro? La maggior parte delle persone cui si ponesse questa domanda risponderebbe probabilmente in modo affermativo. Gli esperti sono invece meno certi di questa associazione: lo stress è infatti un parametro difficile da misurare ed altamente soggettivo (quello che è stressante per una persona, può non esserlo per un’altra), e quindi è difficile raccogliere informazioni affidabili al proposito. 

Un recente articolo uscito su una rivista medica prestigiosa (del gruppo di The Lancet) ci aiuta a fare il punto sull’argomento (1). Gli autori hanno utilizzato i dati di sette grandi studi di popolazione, condotti prevalentemente in Scandinavia, ricercando l’eventuale presenza di un’associazione tra lo stress lavorativo percepito (rilevato intervistando le persone mediante questionari specifici) e la mortalità, in un gruppo di oltre 100.000 persone di ambo i sessi seguite per una media di circa 17 anni. 
I risultati raccolti sono interessanti, e meritano qualche riflessione. Il parametro più importante e predittivo si è rivelato il “Job Strain” (la combinazione di richieste professionali elevate – e cioè di una forte “pressione lavorativa” - in un contesto in cui le decisioni cruciali sono subite, perché prese da altri). Diverso (ma pure interessante) il ruolo del “Effort–Reward Imbalance”, e cioè dello squilibrio tra il “costo personale” dell’attività lavorativa, in termini di energie fisiche e mentali impiegate, ed i vantaggi, sia economici e sia di natura non monetaria (soddisfazione, autostima, riconoscimento e ruolo sociale) che ne derivano.
Nei soggetti maschi con alto rischio cardio-metabolico (per esempio perché la persona era già stata colpita da un infarto, o un ictus, o era diabetica) la presenza di un alto job-strain aumentava il rischio di morte del 70% circa; nei soggetti maschi senza rischio cardio-metabolico era invece l’Effort–Reward Imbalance, se elevato, ad aumentare (ma in modo meno netto, + 22%) il rischio. Tra le donne (sia a basso e sia ad alto rischio cardiometabolico) lo stress non influenzava invece in alcun modo la mortalità, in nessuna delle due declinazioni considerate.
È interessante osservare che il “peso prognostico” dello stress professionale, nei soggetti ad alto rischio cardiometabolico, era superiore a quello di tutti gli altri fattori di rischio considerati, con la sola eccezione del fumo di sigaretta. Il rischio associato con lo stress, inoltre, aumentava in parallelo al numero di fattori di rischio concomitanti (fumo, obesità, inattività fisica, alto consumo di alcol), ma non scompariva nemmeno tra i soggetti a basso rischio o con fattori di rischio ben controllati.
Questo studio, in accordo con i risultati di altre indagini epidemiologiche di minori dimensioni (2), suggerisce quindi che, soprattutto tra gli uomini già portatori di malattie cardiovascolari o di diabete, un’adeguata gestione dello stress sia quindi di importanza almeno altrettanto rilevante rispetto al controllo dei fattori di rischio classici. Non basta quindi (anche se è evidentemente essenziale) controllare il valore della pressione e della colesterolemia: anche lo stress va “gestito” (per quanto possibile) in modo efficiente. Qualche interessante risultato al proposito è già disponibile in letteratura (3).
Le donne (qualcuno ipotizza perché la loro quotidianità è intrinsecamente intessuta di stress…) non sembrano avere questo problema: ma forse, anche per tutelare la propria qualità di vita, anche loro (ed anche tutti noi) dovrebbero porsi il problema.

Bibliografia
1 - Kivimäki M, Pentti J, Ferrie JE, et al. IPD-Work consortium. Work stress and risk of death in men and women with and without cardiometabolic disease: a multicohort study. Lancet Diabetes Endocrinol. 2018 Jun 5. pii: S2213-8587(18)30140-2. doi: 10.1016/S2213-8587(18)30140-2.
2 - Li J, Zjang M, Loerbroks A, Angerer P, Siegrist J. Work stress and the risk of recurrent coronary heart disease events: a systematic review and meta-analysis. Int J Occup Med Environ Health 2015; 28: 8–19.
3 - Richards SH, Anderson L, Jenkinson CE, et al. Psychological interventions for coronary heart disease: Cochrane systematic review and meta-analysis. Eur J Prev Cardiol 2018; 25: 247–59.

Data ultimo aggiornamento: 30 settembre 2018