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LO ZUCCHERO E I SUOI EFFETTI SULLA SALUTE DEL NOSTRO ORGANISMO

Lo zucchero ed i suoi effetti sulla salute del nostro organismo
 

 

Il più recenti studi scientifici suggeriscono che le criticità associate allo zucchero siano attribuibili al consumo di quantità elevate, grazie al loro contenuto calorico; ma nel nostro Paese, fortunatamente, le cose non vanno poi tanto male.

Si ha spesso l’impressione, leggendo i giornali e le riviste più diffuse, che il consumo di zucchero da cucina (o “saccarosio”) sia responsabile di molti dei malanni tipici della nostra società, e che la limitazione del suo uso, o ancor meglio la sua eliminazione, potrebbero portare rapidi e importanti benefici al nostro stato di salute. La verità è probabilmente un po’ più complessa e come al solito ha a che fare soprattutto con la quantità di questo composto che si trova nella nostra dieta di tutti i giorni.

Zucchero: qual è il suo destino metabolico

Lo zucchero da cucina, dal punto di vista chimico, è formato da una molecola di glucosio (il componente base di tutti gli amidi alimentari) legata a una molecola di fruttosio, che come dice il nome è il più tipico zucchero della frutta. Nel nostro intestino, dopo il consumo, viene scisso nelle due componenti principali: nel sangue arriva quindi il glucosio (come dopo un piatto di pasta, del pane, una porzione di patate, tutti ricchi di amidi) e di fruttosio (come dopo aver mangiato frutta, specie se ben matura). Molecole molto diffuse ed essenziali della nostra dieta, quindi, ma che, se introdotte in eccesso, il nostro organismo trasforma in grassi di deposito, e specificamente, in quota significativa, nel grasso addominale, responsabile della formazione della tipica “pancetta” che affligge molti uomini di mezza età. 
È soprattutto una questione di quantità quindi: se i consumi di zucchero tipici del mondo nordamericano (che raggiungono i 150-200 g al giorno) sono certamente eccessivi, e non possono che portare a un aumento del peso corporeo, il problema è per fortuna molto meno grave nel nostro Paese, dove secondo uno studio di alcuni anni fa il consumo di saccarosio, in media, non eccede i 35-40 g al giorno per persona (3-4 cucchiaini) (1). Quantità che forniscono, come è noto, 4 kcal per grammo, e quindi circa 150 kcal totali: ben al di sotto di quel 10% circa dell’apporto calorico totale che l’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce di non superare.

Il problema delle bevande zuccherate

Un discorso a parte meritano le bevande zuccherate (i “soft drinks”) che sembrerebbero caratterizzate da effetti sul peso corporeo un po’ più marcati: forse perché una volta sciolto in acqua lo zucchero supera rapidamente lo stomaco, senza un reale effetto saziante, ed il suo consumo non viene quindi conteggiato e considerato dall’organismo, riducendo l’apporto calorico (tecnicamente si dice “compensandolo”) nei pasti successivi. Ma anche nel caso dei soft-drinks il problema è di quantità: nella larga maggioranza degli studi statunitensi che hanno osservato effetti negativi associati al consumo di queste bevande, i problemi si rilevavano tra coloro che consumavano due o più porzioni (lattine) di queste bevande al giorno (2): un livello che nel nostro paese, per fortuna, è del tutto inusuale.
La maggior parte dei dati, comunque, suggerisce che il problema non sia lo zucchero di per sé, ma piuttosto le calorie che lo zucchero apporta, che assieme a tutte le altre che assumiamo con gli alimenti nella giornata possono portare il bilancio calorico in positivo. 
Un eccesso di calorie da zucchero, sotto qualunque forma, può quindi comportare un aumento del peso corporeo, specie se l’attività fisica è modesta, come quasi sempre è nel nostro Paese: ma consumi non eccessivi possono invece essere tranquillamente incorporati, senza problemi, nella dieta di tutti i giorni; anche l’associazione del suo consumo con il rischio di infarto, ultimamente molto stressata sui giornali, si osserva in realtà solo per consumi decisamente sopra la norma (3). 
La moderazione, come al solito, rappresenta quindi il principale criterio di riferimento: ma se amiamo il gusto dolce, e mettiamo un cucchiaino di zucchero nel nostro caffè, o mangiamo un gelato dopo pranzo, non è veramente il caso di preoccuparsi. Piuttosto, dopo, ricordiamo di lavarci i denti!

 

Bibliografia essenziale 
1 - Marangoni F, Brignoli O, Cricelli C, Poli A. Lifestyle and specific dietary habits in the Italian population: focus on sugar intake and association with anthropometric parameters-the LIZ (Liquidi e Zuccheri nella popolazione Italiana) study. Eur J Nutr 2017; 56: 1685-1691. 
2 - Malik VS, Li Y, Pan A, De Koning L et al. Long-Term Consumption of Sugar-Sweetened and Artificially Sweetened Beverages and Risk of Mortality in US Adults. Circulation 2019 Mar 18. doi:10.1161/CIRCULATIONAHA.118.037401. 
3 - Yang Q, Zhang Z, Gregg EW et al. Added sugar intake and cardiovascular diseases mortality among US adults. JAMA Intern Med 2014; 174: 516-24.

 

Data ultimo aggiornamento: 9 aprile 2019