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Grassi, colesterolo e rischio cardiovascolare

 

 

Posso o non posso mangiare grassi, se ho il colesterolo alto?

La domanda è legittima visto quanto si è letto sui giornali sullo “sdoganamento” dei grassi alimentari.
La rivista Time ha addirittura scritto in copertina “Mangiate il Burro. Gli scienziati si erano sbagliati!” Non è proprio così, ma qualche importante novità è effettivamente emersa: vediamo di fare un po’ di chiarezza in merito.

Grassi saturi e rischio cardiovascolare

La quantità di grassi saturi (solidi a temperatura ambiente, come i grassi del latte, del burro, dei formaggi, i grassi delle carni), secondo uno studio pubblicato a metà agosto da un’autorevole rivista medica inglese1 (che riassume i risultati di tutti gli studi epidemiologici pubblicati sull’argomento) non influenzerebbe in alcun modo il rischio di infarto o di morte per qualunque causa.
Consumarne pochi o tanti, in altre parole, lascia del tutto invariato il rischio di questi eventi.
Attenzione: lo studio non dice che questi grassi non “alzano il colesterolo”, se consumati in quantità elevate, dice piuttosto che non aumentano il rischio di infarto o di morte, nonostante l’effetto sul colesterolo sia ben documentato.

Forse l’assenza di effetti sul rischio di infarto è dovuta al contemporaneo aumento, che questi grassi cono capaci di indurre, del colesterolo “buono” HDL: ma su questo aspetto i pareri degli esperti sono divisi.
Il rischio di morte o di infarto aumenta invece in maniera significativa per chi consuma quantità elevate di particolari grassi insaturi, denominati “trans”. Questi grassi, presenti nelle vecchie margarine dure in panetto (ma non nelle più moderne, morbide e spalmabili, in genere presentate in vaschetta sugli scaffali dei supermercati), sono peraltro poco utilizzati nel nostro Paese, dove storicamente è sempre prevalsa la cultura dell’olio di oliva al centro sud, e del burro al nord. Sono tuttora reperibili soprattutto in alcuni prodotti da forno di non alta qualità (appaiono nelle etichette come “grassi vegetali parzialmente idrogenati”).

Grassi saturi e oli vegetali

Se sostituite in parte questi grassi (sia i saturi, e sia soprattutto i “trans”), con oli di origine vegetale (sia di oliva e sia di semi) fate qualcosa di ancora più utile per le vostre coronarie. Su una delle più importanti riviste cardiologiche americane (Li J et al, J Am Coll Cardiol 2015, 66:1538) esce infatti un articolo che mostra come la sostituzione dei saturi con monoinsaturi, e polinsaturi (ne sono ricchi, rispettivamente, l’olio di oliva e gli oli di semi) riduca il rischio di infarto del 15% e del 25%, sempre rispettivamente.

Cosa possiamo mangiare?

Potete mangiare un po’ più liberamente i grassi saturi (e specie quelli dei prodotti della filiera del latte, come latte, formaggi e burro): di per se’ non aumentano il rischio di infarto o di morte.
Nel Paese del Parmigiano, del Gorgonzola, dell’Asiago, del Bitto e di mille formaggi eccezionali questa notizia non può che farci piacere!
Ma se sostituite una parte dei saturi della vostra dieta con gli oli (sia di oliva e sia di semi) fate qualcosa di più: riducete il vostro rischio di incorrere in questi eventi.
Potete decidere voi, con equilibrio e buon senso (e tenendo conto delle vostre preferenze). State invece “alla larga” dagli insaturi trans (ricordate: in etichetta sono indicati come “grassi vegetali parzialmente idrogenati”).

1(de Souza RJ et al, Brit J Med 2015, 351:h3978)

Data ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2016