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Analisi e refertazione LDL

La determinazione nel sangue dei livelli di colesterolo (sia totale (CT), sia nelle frazioni LDL, colesterolo “cattivo”, e HDL, colesterolo “buono”) e dei trigliceridi è il primo passo per inquadrare il principale fattore di rischio cardiovascolare: le dislipidemie, cioè valori alterati di grassi nel sangue. Le dislipidemie sono peraltro un fattore di rischio su cui si può intervenire con successo, da un lato con modifiche allo stile di vita, dall’altro con farmaci di efficacia documentata.

In Italia, l’inquadramento e il trattamento delle dislipidemie sono un tema in primo piano: un documento nazionale recente, pubblicato sullo European Journal of Preventive Cardiology (Eur J Prev Cardiol 2015;22(Suppl 2):9-37) sottolinea che ben il 35% della popolazione italiana soffre di qualche forma di dislipidemia. Rispetto al diabete, l’altra grande minaccia per la salute, il dato è ben tre volte maggiore.

Ridurre i valori di colesterolemia totale e LDL al di sotto di determinate soglie è infatti in grado di prevenire le malattie cardiovascolari e ridurre il rischio di eventi acuti, primo tra tutti l’infarto miocardico. Le dislipidemie possono avere diverse cause: altre malattie (per esempio disfunzioni della tiroide), specifiche mutazioni genetiche (dislipidemie familiari), o possono essere dovute all’interazione tra predisposizione genetica e fattori ambientali. Il documento sottolinea inoltre che «le forme familiari come l’ipercolesterolemia familiare eterozigote sono spesso sotto-diagnosticate e (quindi) non adeguatamente trattate»: per chi ne soffre il rischio di andare incontro a eventi cardiovascolari è quindi massimo.

Ecco perché l’affidabilità dell’analisi del sangue, oggetto di questo documento, è fondamentale. La prima attenzione va rivolta allo stato di salute complessivo della persona che si sottopone all’analisi: deve essere il più possibile stabile, a distanza di almeno 48 ore da intemperanze alimentari e di stile di vita (assenza di sonno), in assenza di stati infiammatori (respiratori, articolari, odontoiatrici) che alterano i risultati. Ancora maggiore attenzione va riservata a una persona che ha già affrontato un infarto: in questo caso è necessario mettere un intervallo di almeno tre mesi prima dell’analisi del sangue.

Quali sono le buone pratiche da seguire al momento del prelievo? Il documento è chiaro: il prelievo va effettuato con il paziente seduto da 5 minuti (in caso contrario i livelli di CT e LDL potrebbero variare fino al 10% in più) e il laccio va posizionato subito prima del prelievo (sempre per evitare variazioni in eccesso). Inoltre, il laboratorio e il medico curante devono ricordare che, nello stesso soggetto, analisi successive possono dare risultati variabili, anche se svolte seguendo tutte le indicazioni di cui sopra: per CT, LDL e HDL le oscillazioni accettabili sono comprese tra il 5 e l’8%, mentre per i trigliceridi possono raggiungere il 20%.

Perché è opportuno fare riferimento a uno stesso laboratorio per le analisi del sangue? Anche se tutti i laboratori certificati devono utilizzare materiali e metodi approvati a livello internazionale, in grado di assicurare l’accuratezza dei risultati, in termini di precisione e di esattezza, ogni laboratorio tiene conto del proprio “fattore di variabilità” in tutte le analisi, garantendo quindi l’affidabilità dei risultati volta per volta. Non solo: nel caso di controlli successivi, il laboratorio avrà in memoria i risultati di tutti le analisi dello stesso paziente, facilitando quindi il confronto dei dati nel tempo. Periodicamente, infine, tutti i laboratori certificati aderiscono a programmi di Verifica Esterna della Qualità.

Come sono stilati i referti? I referti del laboratorio devono essere sempre valutati dal medico curante, l’unico che può correttamente valutare l’opportunità di un intervento terapeutico. Come indicazione generale, però, è bene sapere che i referti segnalano gli scostamenti dei risultati dai cosiddetti valori decisionali, vale a dire «valori sulla base dei quali vengono adottate decisioni cliniche». Per quanto riguarda le dislipidemie, si tratta di valori “desiderabili”, che è opportuno raggiungere (o non superare) per mantenere il rischio cardiovascolare entro limiti accettabili.

Ma è proprio da questo punto che si sviluppa tutto il quadro diagnostico successivo. Solo il medico curante, infatti, può stabilire quali sono i valori desiderabili per il proprio assistito, che possono variare in base alle caratteristiche singole, come la presenza di altre malattie che compromettono la salute cardiovascolare (diabete, ipertensione), o di altri fattori di rischio cardiovascolari (familiarità per malattie cardiovascolari, abitudine al fumo, assenza di attività fisica). In generale, quindi, è bene sapere che i valori desiderabili riportati nei referti (vedi tabella) si riferiscono a «soggetti/pazienti a rischio basso/moderato». Significa che, nei pazienti ad alto o altissimo rischio tali valori limite dovranno essere ben più restrittivi. 

VALORI DESIDERABILI E COMMENTO SECONDO LE LINEE GUIDA EUROPEE
Parametro Valori desiderabili (mg/dL)
Colesterolo totale ≤ 190
Colesterolo LDL ≤ 115
Colesterolo non-HDL ≤ 145
Colesterolo-HDL (maschi) ≥ 40
Colesterolo-HDL (femmine) ≥ 45
Trigliceridi ≤ 150
Apolipoproteina A-1 ≥ 125
Apolipoproteina B ≤ 100
Commento: I valori desiderabili riportati si riferiscono a soggetti a rischio CV basso/moderato. Per i soggetti a rischio alto o molto alto i valori desiderabili possono essere inferiori
Fonte: Modif. da Eur J Prev Cardiol 2015;22(Suppl 2):9-37

Eccezioni a quanto detto sono risultati che indicano la necessità di allerta massimo. Il documento italiano si conclude infatti suggerendo ai laboratori di analisi di evidenziare bene nel referto (con una nota di spiegazione) e di segnalare subito e direttamente al medico curante tre situazioni:

• Colesterolemia Totale pari o superiore a 310 mg/dL. Valore che necessita di valutazione clinica per ipercolesterolemia familiare;

• Colesterolemia-LDL, pari o superiore a 190 mg/dL. Valore che necessita di valutazione clinica per ipercolesterolemia familiare;

• Trigliceridemia pari o superiore a 880 mg/dL. Valore che necessita di valutazione clinica per possibile rischio di pancreatite acuta.

Giampaoli S, Palmieri L, Donfrancesco C, et al. Osservatorio Epidemiologico
Cardiovascolare/Health Examination Survey Research Group. Cardiovascular health in Italy. Ten-year surveillance of cardiovascular diseases and risk factors: Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey 1998-2012. Eur J Prev Cardiol 2015;22(Suppl 2):9-37

Data ultimo aggiornamento: 30 giugno 2017