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LA BERBERINA

 

 

La berberina è probabilmente l’ultima arrivata tra i principi attivi degli integratori utilizzati per controllare i livelli di colesterolo nel sangue. Impiegata nelle zone d’origine (Oriente) soprattutto come disinfettante intestinale, la berberina sembra dotata di vari favorevoli effetti metabolici di notevole potenziale interesse.
E’ innanzitutto efficace nel controllare i livelli di colesterolo LDL, che può ridurre intorno al 15% attraverso meccanismi complessi, solo parzialmente noti (1). Interessante, in particolare, sarebbe l’effetto sulla PCSK9: una proteina recentemente scoperta che svolge una selettiva attività di “killeraggio” nei riguardi dei recettori epatici per le LDL. La berberina abbassa i livelli della PCSK9 nel sangue, aumentando così indirettamente la disponibilità dei recettori per le LDL (specie nel fegato). In questo modo viene favorita la captazione delle LDL, i cui livelli si riducono nel sangue (2). 

Questo effetto sarebbe inoltre completato da un’azione di controllo sui livelli dei trigliceridi, della glicemia (che si abbasserebbe per un minore assorbimento a livello intestinale e per un maggiore utilizzo da parte dei muscoli e del fegato (3), e da un aumento del colesterolo “buono” HDL. 
Un complesso di effetti che la qualificano come una delle possibili strategie di intervento in una condizione molto diffusa in Italia e negli altri paesi occidentali sviluppati, la cosiddetta sindrome metabolica (ne sarebbe afflitto circa il 20% della popolazione adulta) (4). 

Questi interessanti effetti devono tuttavia essere confermati da ulteriori studi: la molecola è infatti stata studiata soprattutto su soggetti orientali, in Asia, e ne conosciamo quindi solo parzialmente gli effetti sulla nostra popolazione. In Italia, inoltre, la berberina è impiegata prevalentemente in combinazione fissa con la monacolina, contenuta nel riso rosso fermentato, ed i suoi effetti metabolici specifici sono quindi più complessi da accertare.

Va anche ricordato che il suo assorbimento intestinale è molto basso (attorno al 2-3%): ciò da un lato conduce a una potenziale variabilità dei suoi effetti, ma lascia anche ipotizzare possibili azioni metaboliche mediate dal microbiota intestinale (il complesso dei batteri presenti nell’intestino) che certamente utilizza e modifica la quota non assorbita del principio attivo. 
Una molecola interessante, quindi, da studiare con attenzione specialmente in combinazione con le statine
Infatti queste ultime tendono, come effetto compensatorio della loro azione, ad aumentare i livelli della PCSK9. La combinazione di berberina e statine potrebbe quindi contribuire al miglioramento del profilo lipidico, e in generale cardio-metabolico, di pazienti con alterazioni iniziali ma complesse di questi parametri.

Fonti:
1 - Pirillo A, Catapano AL. Berberine, a plant alkaloid with lipid- and glucose-lowering properties: From in vitro evidence to clinical studies. Atherosclerosis.2015;243(2):449-461.
2 - Cameron J, Ranheim T, Kulseth MA, Leren TP, Berge KE. Berberine decreases PCSK9 expression in HepG2 cells. Atherosclerosis. 2008;201(2):266-273. doi:10.1016/j.atherosclerosis.2008.02.004 
3 - Liu C, Wang Z, Song Y, et al. Effects of berberine on amelioration of hyperglycemia and oxidative stress in high glucose and high fat diet-induced diabetic hamsters in vivo. Biomed Res Int. 2015;2015. doi:10.1155/2015/313808.
4 - http://www.epicentro.iss.it/problemi/diabete/epid.asp

 

Data ultimo aggiornamento: 3 maggio 2018