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Colesterolo e alto rischio cardiovascolare: quali i soggetti più a rischio?

Colesterolo e alto rischio cardiovascolare

Come è possibile che al mio vicino di casa, che ha un colesterolo LDL più alto del mio, il nostro medico abbia fornito soltanto consigli generali sull’alimentazione, mentre a me ha prescritto un farmaco? È una domanda che i pazienti si pongono con una certa frequenza. E la risposta è piuttosto semplice: evidentemente il rischio cardiovascolare delle due persone è diverso. Se il rischio cardiovascolare è elevato, il colesterolo LDL deve scendere a valori più bassi, e molto spesso è quindi necessario un trattamento farmacologico.

Ma cosa significa, esattamente, alto rischio cardiovascolare? Significa maggiore probabilità, nel tempo, di andare incontro (o nuovamente incontro, se è già capitato) a un evento clinico come l’infarto o come l’ictus cerebrale: condizioni patologiche che, nonostante la nostra capacità di gestirle sia molto migliorata negli ultimi anni, è certamente meglio prevenire che curare.

Sul piano pratico le condizioni che aumentano in modo marcato il rischio cardiovascolare, e che quindi impongono una maggiore attenzione ai valori della colesterolemia LDL (e degli altri fattori di rischio eventualmente presenti) sono numerose (1).

La prima che vorremmo ricordare è l’ipercolesterolemia familiare (FH). I soggetti portatori di questa condizione hanno un’elevata probabilità di malattia, e vanno diagnosticati e trattati per tempo. Ma ad alto (o altissimo) rischio sono anche le persone che hanno già avuto un precedente evento cardiovascolare (per esempio l’infarto, o un ictus cerebrale) o che sono portatrici di un danno significativo a livello arterioso (perché è stata loro rilevata, sempre a titolo di esempio, una stenosi, e cioè un restringimento delle carotidi, o la presenza di placche nell’arterie che portano il sangue gli arti inferiori, o una malattia coronarica che non si è ancora manifestata clinicamente).

Ad alto rischio sono considerati anche i pazienti con il diabete di tipo due, la più frequente forma della malattia diabetica, ormai molto diffusa nella nostra popolazione (si stima che più del 6% sia portatore di questa condizione) (2). O le persone che, per la specifica combinazione dei propri fattori di rischio cardiovascolare (età, sesso, colesterolo totale ed HDL, pressione arteriosa e abitudine al fumo di sigaretta) vengono classificati, utilizzando uno specifico strumento (il cosiddetto algoritmo SCORE) (3) ad una probabilità maggiore del 5% di incorrere, nei 10 anni successivi, in un evento vascolare fatale.

In tutte queste persone, secondo le linee guida della Società Europea dell’Aterosclerosi, l’attenzione ai livelli del colesterolo deve essere particolarmente elevata: ed il medico dovrà cercare di riportare il valore del colesterolo LDL al di sotto dei 100 mg decilitro e, nei casi di rischio particolarmente alto, addirittura al di sotto dei 70 mg decilitro (1).

Un obiettivo che sarebbe stato molto complesso da raggiungere anche solo 10 anni fa, ma che impiegando in modo intelligente i potenti e sicuri farmaci attualmente disponibili, è oggi alla portata di molti pazienti.


Fonti:
1 - Catapano AL, Graham I, De Backer G, et al. 2016 ESC/EAS Guidelines for the Management of Dyslipidaemias. Eur Heart J 2016; 37: 2999-3058.
2 - http://www.siditalia.it/news/1120-05-05-2016-la-sid-ha-pubblicato-una-nuova-aggiornata-ed-ampliata-edizione-del-volume-il-diabete-in-italia, consultato il 10 marzo 2018
3 - Conroy RM, Pyörälä K, Fitzgerald AP, et a.; SCORE project group. Estimation of ten-year risk of fatal cardiovascular disease in Europe: the SCORE project. Eur Heart J 2003; 24: 987-1003.

Data ultimo aggiornamento: 28 marzo 2018