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IL LATTE FA MALE?

 

 

Tra gli alimenti più attaccati sui media e sulla rete, per i loro possibili effetti negativi sulla salute, un posto di primo piano spetta sicuramente al latte vaccino: sono infatti numerosi i siti che sottolineano le potenziali criticità o i rischi cui andrebbe incontro chi lo consuma con regolarità.

Si tratta - va detto con chiarezza - di interpretazioni che non trovano alcun solido supporto nella letteratura scientifica. Secondo la grande maggioranza degli studi epidemiologici di buona qualità pubblicati, infatti, un consumo regolare di latte non si associa all’aumento dell’incidenza di alcuna patologia di rilievo (1); il rischio di eventi cardiovascolari (l’area di maggior interesse di questo sito) sembrerebbe addirittura ridotto tra i consumatori regolari (2). E’ soprattutto l’ictus cerebrale a correlare in modo inverso con il consumo di latte (e cioè a diminuire per consumi crescenti); probabilmente perché alcuni componenti del latte stesso (come il calcio ed alcuni tripeptidi – potremmo dire “microproteine” - ad azione antipertensiva) indurrebbero un modesto ma significativo calo dei valori della pressione arteriosa, che si tradurrebbe poi in un ridotto rischio di ictus.

Nessun effetto, invece, sul rischio di infarto, tradizionalmente considerato aumentato tra i consumatori di latte per il contenuto del latte stesso in grassi saturi (che alzano i livelli del colesterolo LDL, o “cattivo”): ma va ricordato innanzitutto come tale contenuto sia limitato (circa 5 g in una grossa tazza da 200 mL di latte intero, che si riducono alla metà nel latte parzialmente scremato); inoltre una quota non trascurabile di questi grassi saturi è rappresentata dai cosiddetti acidi grassi a corta catena (da 4 a 10 atomi di carbonio) i cui effetti sul rischio di infarto sono in realtà neutri o blandamente protettivi.

Anche l’effetto del latte sul rischio di tumori è nel complesso trascurabile (3): non si osservano correlazioni significative con l’incidenza totale di queste malattie, mentre si rileva un effetto protettivo nei confronti dei tumori del colon, e un’azione invece sfavorevole sul cancro della prostata (nessun effetto invece sul rischio di cancro della mammella) (4).

Una o due porzioni di latte (o di yogurt, che secondo molti studi sembra amplificare i favorevoli effetti di salute del latte stesso) possono quindi entrare senza problemi nella nostra alimentazione quotidiana, anche perché il contributo in termini di calcio ben assorbibile (importante per la salute dell’osso) e di proteine di elevata qualità biologica (essenziali in tutte le età della vita), è significativo.

Chi non può invece consumare latte? Certamente gli allergici alle proteine specifiche che il latte stesso contiene (un numero limitato di persone, specie nell’età adulta, ma che può avere effetti anche gravi dal consumo di latte, e deve quindi accuratamente eliminarlo dalla propria dieta); una certa attenzione devono prestarla anche i soggetti intolleranti al lattosio, lo zucchero tipico del latte, che hanno perso nel tempo l’enzima lattasi. Queste persone, che non possono digerire il lattosio, sono invece numerose nella nostra società. Ma attenzione: l’intolleranza al lattosio (lo dice il termine stesso) non è un’allergia, come spesso si crede, e i disturbi che comporta se si incappa nel latte (magari nascosto come ingrediente in un alimento complesso) si limitano in genere a mal di pancia e dissenteria: certamente fastidiosi, ma non pericolosi. Sono inoltre molto variabili da persona a persona (5), e ogni soggetto intollerante dovrebbe imparare a riconoscere la sua sensibilità a questa molecola.

In tutti questi casi (allergie ed intolleranze) è naturalmente essenziale parlare con il proprio medico: sia per confermare la diagnosi (sconsigliato il “fai da te”) e sia per concordare strategie alimentari personalizzate, come la scelta del latte privo di lattosio (o delattosato), disponibile da tempo sul mercato del nostro paese.

Bibliografia essenziale:
1 - Marangoni F, Pellegrino L, Verduci E, et al. Cow's Milk Consumption and Health: A Health Professional's Guide. J Am Coll Nutr 2018; Sep 24:1-12. doi: 10.1080/07315724.2018.1491016.
2 - Alexander DD, Bylsma LC, Vargas AJ et al. Dairy consumption and CVD: a systematic review and meta-analysis. Br J Nutr 2016;115(4):737-50.
3 - Larsson SC, Crippa A, Orsini N, Wolk A, Michaëlsson K. Milk Consumption and Mortality from All Causes, Cardiovascular Disease, and Cancer: A Systematic Review and Meta-Analysis. Nutrients. 2015 Sep 11;7(9):7749-63.
4 - Wu J, Zeng R, Huang J, et al. Dietary Protein Sources and Incidence of Breast Cancer: A Dose-Response Meta-Analysis of Prospective Studies. Nutrients 2016; 8(11). pii: E730.
5 - EFSA Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies (NDA); Scientific Opinion on lactose thresholds in lactose intolerance and galactosaemia. EFSA Journal 2010;8(9):1777. [29 pp.].

 

Data ultimo aggiornamento: 13 novembre 2018