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La lipoproteina a

La lipoproteina a

Ultimamente potreste aver sentito parlare della lipoproteina a (o Lp(a), come è spesso denominata). Alcuni studi recenti hanno infatti confermato, in modo ormai probabilmente definitivo, che un aumento dei livelli della Lp(a) nel sangue aumenta il rischio cardiovascolare, e specie il rischio di infarto e di ictus (1). La Lp(a) non è altro che una LDL a cui si è legata una particolare molecola proteica, denominata appunto apolipoproteina a, che ne modifica la struttura e soprattutto gli effetti metabolici. La Lp(a), come tutte le LDL, facilita la formazione delle placche ricche di colesterolo ma influenza anche i meccanismi della formazione del trombo (potremmo dire di un coagulo di sangue, anche se la dizione non è perfettamente corretta) che quando si forma occlude rapidamente il vaso bloccando il flusso del sangue (1). La Lp(a) possiede quindi un doppio effetto sfavorevole: contribuisce sia alla formazione dei depositi di colesterolo nella parete delle arterie sia della trombosi, che come molti di voi sapranno rappresentano il momento scatenante dell’infarto.

I livelli della Lp(a) nel sangue sono largamente condizionati dai nostri geni e sembrano poco sensibili agli effetti della dieta o dello stile di vita. Un autorevole documento della società europea dell’arteriosclerosi (EAS) ha fatto il punto sulle nostre conoscenze a proposito di questa interessante lipoproteina, fornendo indicazioni precise su quando valga la pena di misurarla, sui livelli a cui va considerata pericolosa (spesso si dice non oltre i 50 mg/dL, ma il dato deve essere interpretato dal medico) e, naturalmente, sulle possibili strategie per abbassarla (2).

Esiste per adesso un generale consenso sul fatto che la Lp(a) vada dosata soltanto nei portatori di certe caratteristiche particolari, come una storia familiare caratterizzata da un numero elevato di persone colpite da infarto senza che i principali fattori di rischio noti siano presenti a livelli elevati.

La novità più importante degli ultimi tempi è che iniziamo a disporre di farmaci in grado di ridurre in maniera significativa i livelli di questa lipoproteina nel sangue (3). A differenza delle statine, poco efficaci a tale proposito, i nuovi inibitori della PCSK9 sembrano infatti in grado di ridurre la Lp(a) in modo significativo: un effetto che potrebbe contribuire alla riduzione del rischio di infarto osservata in alcuni recenti studi clinici condotti impiegando questi farmaci (4).


Fonti:
1- Nordestgaard BG, Langsted A. Lipoprotein (a) as a cause of cardiovascular disease: insights from epidemiology, genetics, and biology. J Lipid Res 2016; 57: 1953-75.
2- 
Nordestgaard BG, Chapman MJ, Ray K, Borén J, Andreotti F, Watts GF, Ginsberg H, Amarenco P, Catapano A, Descamps OS, Fisher E, Kovanen PT, Kuivenhoven JA, Lesnik P, Masana L, Reiner Z, Taskinen MR, Tokgözoglu L, Tybjærg-Hansen A; European Atherosclerosis Society Consensus Panel. Lipoprotein(a) as a cardiovascular risk factor: current status. Eur Heart J 2010; 31: 2844-53.
3 -
van Capelleveen JC, van der Valk FM, Stroes ES. Current therapies for lowering lipoprotein (a). J Lipid Res 2016; 57: 1612-8.
4- Pirillo A, Catapano AL. PCSK9 inhibition and Lp(a) reduction: another piece of the puzzle? Eur Heart J. 2018 Jun 2. doi: 10.1093/eurheartj/ehy311. 

 

Data ultimo aggiornamento: 18 giugno 2018