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PROTEINE ALIMENTARI E COLESTEROLO

 

 

La relazione tra le proteine che consumiamo con gli alimenti e il tasso di colesterolo nel sangue è meno chiara rispetto a quella che lega, per esempio, i grassi alimentari e il colesterolo stesso. Sappiamo che un elevato consumo di proteine animali si associa a valori più elevati della colesterolemia, e specie della colesterolemia legata alle LDL (il famoso colesterolo “cattivo”), mentre un consumo prevalente di proteine vegetali (per esempio da legumi) si assocerà ad un profilo opposto (1): probabilmente, tuttavia, non sono tanto le proteine a svolgere un effetto più o meno favorevole sulla colesterolemia, quanto piuttosto gli altri componenti degli alimenti di origine animale e vegetale (specie i grassi, ma anche molti composti, nutrienti o non nutrienti, presenti nei vegetali), con un’azione prevalentemente di aumento del tasso di colesterolo per i primi e di controllo invece dei suoi livelli per i secondi. Le proteine, quindi, si limiterebbero a “segnalare” gli effetti di salute complessivi degli alimenti che le contengono.

In effetti le proteine di origine animale e vegetale, in termini di composizione in aminoacidi (i “mattoncini” che, legati in lunghissime catene, costituiscono le proteine stesse), sono poco dissimili, ed è improbabile che queste differenze spieghino gli effetti opposti che esse sembrano avere sul tasso del colesterolo.

In realtà sono probabilmente alcuni effetti che potremmo definire “indiretti” delle proteine ad avere un impatto sull’equilibrio metabolico, e quindi anche sui livelli di colesterolo, delle persone.

Le proteine presentano innanzitutto un elevato potere saziante (2), che aiuta a limitare l’apporto di alimenti (inclusi quelli che tendono invece ad aumentare direttamente il tasso di colesterolo…), e quindi facilitano il controllo del peso corporeo: questo spiega il grande successo delle diete iperproteiche (e cioè con un alto tenore di proteine), ormai molto diffuse ed apprezzate dal grande pubblico. Un eccesso di proteine alimentari, d’altra parte, se eccede la capacità dell’organismo di digerirle e di assorbirle, può far pervenire una quota significativa delle proteine stesse nell’intestino tenue oppure nel colon: dove la flora batterica intestinale (l’ormai ben noto “microbiota”) le può metabolizzare, scomponendole negli aminoacidi che le costituiscono, e trasformando gli aminoacidi stessi in alcuni composti potenzialmente pericolosi, che vengono quindi assorbiti e possono passare nel sangue (3).

Questo spiega perché la maggior parte degli autori proponga l’impiego delle diete iperproteiche per brevi periodi, per ottenere un significativo calo ponderale, ma ne suggerisca in una fase successiva la sostituzione con una dieta a normale apporto proteico, come la dieta mediterranea (4).
 
Per chi ha soprattutto problemi di colesterolo un ulteriore motivo per preferire questo modello dietetico, ricco di vegetali (e quindi di proteine vegetali) e certamente dotato di effetti favorevoli sulla salute. Ma senza dimenticare che le proteine di origine animale hanno un maggiore valore biologico, rispetto a quelle di origine vegetale, perché contengono tutti gli aminoacidi che definiamo “essenziali”, che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare e che devono pertanto essere assunti “preformati” con gli alimenti.
 
L’equilibrio, come al solito, è il criterio principe di scelta. 

Bibliografia essenziale:
1 - Li SS, Blanco Mejia S, Lytvyn L, et al. Effect of Plant Protein on Blood Lipids: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. J Am Heart Assoc 2017 Dec 20;6(12).pii: e006659. doi: 10.1161/JAHA.117.006659.
2 - Cuenca-Sánchez M, Navas-Carrillo D, Orenes-Piñero E. Controversies surrounding high-protein diet intake: satiating effect and kidney and bone health. Adv Nutr 2015; 6:260-6.
3 - Power SE, O’Toole PW, Stantin C et al. Intestinal microbiota, diet and health. Brit J Nutr 2014: 111: 387-402.
4 - Shai I, Schwarzfuchs D, Henkin Y, et al. Weight loss with a lowcarbohydrate, Mediterranean, or low-fat diet. N Engl J Med 2008; 359: 229-41.

Data ultimo aggiornamento: 18 dicembre 2018