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TRIGLICERIDI ALTI: CHE FARE?

 

 

Dopo anni di sostanziale disinteresse, la comunità scientifica ha nuovamente iniziato a dedicare molta attenzione alla relazione tra trigliceridi e rischio cardiovascolare (1). E per ottimi motivi: alcuni studi con farmaci specifici, e alcune amplissime indagini di carattere genetico (tra cui le cosiddette “randomizzazioni mendeliane”) hanno infatti dimostrato che livelli dei trigliceridi nel sangue al di sopra dei valori considerati normali (150 mg/dL) giocano probabilmente un ruolo importante, e diretto, nell’aumentare il rischio di malattie cardiovascolari come l’infarto di cuore (2).

La cosa importante da sapere è che mentre nella gestione delle ipercolesterolemie il ruolo dello stile alimentare e di vita è purtroppo limitato, nel caso dell’ipertrigliceridemia (il medico definisce così in un aumento dei livelli dei trigliceridi nel sangue) lo stile di vita stesso può giocare un ruolo importante, e non raramente risolutivo.

Iniziamo dall’alimentazione: ricordando che i trigliceridi che circolano nel sangue, legati in larga parte alle lipoproteine a bassissima densità, o VLDL, e in parte minore alle LDL, sono prevalentemente prodotti dal nostro fegato, più che assorbiti direttamente dagli alimenti che consumiamo. E poiché qualunque eccesso calorico viene convertito dall’organismo in trigliceridi (che sono infatti i più tipici grassi di deposito) la prima ricetta per tenerne sotto controllo i livelli è di non consumare troppe calorie (3). Va poi ricordato che il nostro organismo può convertire carboidrati e zuccheri in trigliceridi, quando il loro consumo sia elevato o eccessivo, in modo molto efficiente: in presenza di ipertrigliceridemia è quindi importante non eccedere con gli zuccheri semplici, incluso il fruttosio di cui sono molto ricche la frutta autunnale ed esotica, o con gli amidi ad alto indice glicemico (patate, riso bollito, pane raffinato), che vengono rapidamente digeriti e liberano elevate quantità di glucosio nel sangue. Va contenuto e moderato anche l’apporto di alcool, in tutte le sue forme.

Paradossalmente, è meno importante ridurre i grassi alimentari (che pure sono costituiti chimicamente in larghissima parte proprio da trigliceridi): anche perché spesso lo spostamento della dieta verso i carboidrati e gli zuccheri (in genere tendiamo a sostituire certi alimenti con altri, più che a eliminarli) può avere effetti non favorevoli sul livello dei trigliceridi, per i motivi prima ricordati. 
Molto importante è ancora l’attività fisica. Il muscolo utilizza efficacemente i trigliceridi per le sue esigenze energetiche, e muoversi con regolarità aumenta quindi l’attività di un enzima chiave (la Lipoprotein-Lipasi, o LPL) responsabile della digestione e dell’utilizzo metabolico dei trigliceridi stessi (4).

Due ultime indicazioni di tipo pratico: quando è necessario misurare i livelli della trigliceridemia (per esempio per vedere se la dieta e lo stile di vita hanno funzionato come desiderato nel ridurne i valori) è molto importante osservare un digiuno di almeno 12 ore prima del prelievo di sangue (il ché in genere vuol dire non cenare troppo tardi la sera precedente al prelievo); meglio poi, se possibile, evitare i prelievi del lunedì mattina: spesso i livelli ematici di questi composti all’inizio della settimana riflettono infatti i “peccati dietetici” del weekend (5). Nella parte centrale della settimana la loro determinazione è invece in genere più affidabile.

Bibliografia essenziale:
1 - Nordestgaard BG, Varbo A. Triglycerides and cardiovascular disease. Lancet 2014; 384:626–635.
2 - Dron JS, Hegele RA. Genetics of Triglycerides and the Risk of Atherosclerosis. Curr Atheroscler Rep 2017 Jul;19(7):31. doi: 10.1007/s11883-017-0667-9.
3 - Catapano AL, Graham I, De Backer G, et al. 2016 ESC/EAS Guidelines for the Management of Dyslipidaemias: The Task Force for the Management of Dyslipidaemias of the European Society of Cardiology (ESC) and European Atherosclerosis Society (EAS) Developed with the special contribution of the European Association for Cardiovascular Prevention & Rehabilitation (EACPR). Atherosclerosis 2016; 253: 281-344.
4 - Kraus WE, Houmard JA, Duscha BD, et al. Effects of the amount and intensity of exercise on plasma lipoproteins. N Engl J Med 2002;347: 1483–1492.
5 - Jaskolowski J, Ritz C, Sjödin A et al. Weekday variation in triglyceride concentrations in 1.8 million blood samples. J Lipid Res 2017; 58:1204-1213.

 


 

Data ultimo aggiornamento: 13 novembre 2018