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Prevenzione delle malattie di cuore: cosa sanno (e cosa fanno) gli italiani?

Prevenzione malattie cuore
 

 

Le patologie cardiovascolari sono ancora la prima causa di morte in Europa e in Italia. Nonostante le campagne di sensibilizzazione, l’informazione sui media e l’apparente consapevolezza sull’importanza degli stili di vita. Qual è allora la strada giusta per proteggere davvero il nostro cuore?

Otto persone su dieci, in un campione di soggetti ad alto rischio cardiovascolare, dicono di evitare sale e cibi grassi ricchi di colesterolo. Sette su dieci sostengono di preferire cibi “leggeri”. Ma qual è la verità? In base ad un recente sondaggio condotto da GfK Eurisko ben sei persone su dieci hanno uno stile di vita sedentario o sono sovrappeso. E molti di loro fumano e bevono abitualmente alcolici in eccesso.

Verrebbe da pensare che i messaggi sulla prevenzione siano ancora poco chiari o poco efficaci. Idee confuse e poca consapevolezza sono tutt’oggi i peggiori nemici del cuore. C’è un moltiplicarsi di informazioni che vengono spesso da fonti poco affidabili, di messaggi contrastanti, di false credenze alimentari. Ma allora a chi bisogna affidarsi? I risultati parlano chiaro: il medico è e deve continuare ad essere il punto di riferimento.

Questo è ciò che emerge da un recente studio GfK Eurisko, realizzato in collaborazione con la Fondazione Italiana per il Cuore grazie al supporto non condizionato di Sanofi, presentato in occasione della Giornata Mondiale del Cuore 2017, rappresentata in Italia proprio dalla Associazione “Fondazione Italiana per il Cuore” (FIpC), insieme a Conacuore.

Sono stati intervistati 770 pazienti ad alto rischio cardiovascolare, ipercolesterolemici con almeno un altro fattore di rischio (ipertensione, diabete) o già portatori di segni di malattia (eventi cardiovascolari, malattie coronariche, arteriopatie periferiche o malattia renale grave), provenienti da undici regioni italiane.

Nonostante la maggior parte degli intervistati controlli regolarmente gli esami del sangue (mediamente ogni 9 mesi), emerge una bassa conoscenza dei valori soglia e dei valori personali di glicemia, trigliceridemia e colesterolemia. Per esempio solo la metà conosce i valori limite corretti del colesterolo totale e solo uno su dieci quelli del colesterolo LDL. Ma c’è di più: solo il 40% dei pazienti è consapevole del rischio legato all’ipercolesterolemia. Nei pazienti che hanno avuto un evento la consapevolezza aumenta, ma non di molto. Oltre il 30% dei pazienti ipercolesterolemici a alto rischio cardiovascolare, inoltre, non assume farmaci adatti.

I dati della ricerca ci restituiscono un quadro allarmante. D’altra parte il numero di persone che si ammalano ogni anno di patologie cardiocircolatorie è in costante aumento ed esse rappresentano la prima causa di morte in Europa e in Italia. Non ci si deve stupire, visto che l’ipercolesterolemia moderata e severa colpisce il 36% degli uomini e il 40% delle donne. Preoccupante il fatto che oltre la metà della popolazione nazionale presenti valori maggiori di 200 mg/dL e, quindi, sia oltre la soglia di rischio accettabile.

Occorre un piano di azione condiviso, che coinvolga esperti, pazienti, Istituzioni e media, per affrontare questa emergenza sanitaria e discutere insieme una possibile strategia congiunta.

Bibliografia:
http://www.fondazionecuore.it/download/ColCuore_%20Raccomandaz_27_09_2017.pdf


Data ultimo aggiornamento: 18 dicembre 2017